Montagne mediatiche
Peggio della munnezza c’è il modo trash di raccontarla
Una delle verità su questa nuova crisi dei rifiuti a Napoli è che il racconto mediatico della munnezza spesso non è meglio della munnezza stessa, anzi si rivela come una parte del problema. Un esempio? “Tra topi e montagne di mondezza, Casal di Principe è Cosentino-city”. Questo è il titolo esemplificativo di un giornalismo trash applicato alla spazzatura. Un lungo reportage di Repubblica che ieri, alla mancanza di informazioni, tentava di supplire con una sovrabbondanza di aggettivi e ammiccamenti da guapperia finto napoletana del tipo “Nick o’ americano".

Dunque al conformismo del giornalista collettivo si può rispondere così: certo che esiste la Camorra, certo che ambienti della politica coltivano relazioni ambigue, certo che a Casal di Principe, come altrove, l’abuso edilizio è una attività fiorente. Tutto vero, anzi stranoto. Ma il punto è un altro: tutto ciò non ha alcuna relazione con gli eventi che si stanno producendo in queste ore in Campania. Il racconto di questa nuova crisi dei rifiuti nulla ha a che vedere con quanto scrive quasi ogni giorno Repubblica, cui si accoda pigramente gran parte della stampa nazionale. Non c’è una calamità in Campania, c’è un rigurgito napoletano, dovuto alle proteste di Terzigno che hanno bloccato un passaggio della debole filiera dello smaltimento che ha cominciato a funzionare soltanto da poco più di un anno.
Nella maldestra naïveté di Repubblica colpisce soprattutto quella corbelleria che ieri ha fatto titolare il quotidiano: “Tra topi e montagne di monnezza”. Ma dove? In un paesone, Casal di Principe, i cui cigli delle strade non vedono i famigerati “cumuli” di rifiuti (figurarsi “montagne”) dai tempi della vera emergenza del 2008. Non saranno i marciapiedi più lindi d’Italia, ma i “miasmi” citati da Alberto Statera proprio non si avvertono. Casal di Principe, terra di Camorra e di abusivismo edilizio, di brutture e violenza, non sarà Beverly Hills, ma con i rifiuti che a Napoli fanno capolino qui e là come un’acne puntiforme sul volto di piazza Plebiscito e di via Toledo non ha niente a che fare. Nelle campagne si dice giacciano rifiuti incendiati, o occultati nel corso degli ultimi vent’anni. Ma adesso, in campagna, come nelle strade, la spazzatura non si accumula più. Da due anni. Come non c’è nelle province di Benevento, di Salerno e di Avellino. Addirittura Caserta, dove si trova Casal di Principe, è considerata un esempio: a differenza della fragile Napoli, a Caserta c’è sia un impianto Stir sia una discarica autosufficiente. La spazzatura viene regolarmente raccolta, trattata e sversata negli impianti di stoccaggio a norma. La discarica è gestita dalla provincia, funziona, e con l’aiuto dei militari inviati da Roberto Maroni la Camorra non ha nessuno sversatoio illegale su cui poter lucrare. Dunque di che si parla sui giornaloni?